Quando appena lo scorso 04 ottobre abbiamo organizzato l’evento in tema smart-working, non avremmo mai potuto pensare che da lì a breve sarebbe diventato lo strumento indispensabile che è oggi.
Insieme a me, c’era il Collega Fabrizio Salmi, il consulente del lavoro Francesco Mazzetti (Studio Pentha), l’esperto di sicurezza sui luoghi di lavoro Guido Bellia (Istituto Ramazzini Plus di Catania).
I Giovani Imprenditori di Confindustria Umbria avevano raccolto con perspicacia ed entusiasmo il mio invito ad aprire i lavori ed era presente anche l’Ispettorato del Lavoro per offrire un contraddittorio completo tra tutti gli “attori” coinvolti: imprenditori innanzitutto, tutte le figure di consulenti, l’autorità di controllo.
Avevamo esposto tutte le questioni (giuslavoristico, tutela dei dati personali e controllo a distanza dei lavoratori, tutela delle informazioni aziendali, riflessi penali, rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro), ci eravamo posti interrogativi, alcuni dei quali per una completa risposta necessitavano dell’esperienza.
Eppure, proprio quella mancava, appena sei mesi fa: avevamo cercato la testimonianza di qualche imprenditore e cosa incredibile a dirsi oggi, non avevamo raccolto alcuna disponibilità.
La risposta non è così complicata da immaginare: il lavoro agile era poco applicato e poco conosciuto.
Avevamo cercato i dati della sua introduzione nella pubblica amministrazione, ma la risposta era anche lì poco incoraggiante.
E questo, nonostante che quel modello di lavoro subordinato fosse stato pensato anche per agevolare e conciliare tempi di vita e di lavoro, certo immagino che il Legislatore non era stato tanto audace da prevedere un’emergenza sanitaria come quella che si è scatenata, quando ha scritto la L. 81/2017.
Un modello di lavoro, quello dello smart working, che non si improvvisa, attenzione!
Perchè smart working non significa semplicemente lavorare da casa, non è telelavoro ma significa un nuovo modo di concepire la prestazione di lavoro subordinato, svincolata da orario e luogo di lavoro, che si allontana dal tradizionale controllo sulla prestazione per allargare gli orizzonti al risultato (per una disamina, si veda il nostro articolo pubblicato su questo blog il 28.02.2020 “A proposito di smart working“).
E in questo scostamento dal modello tradizionale, il lavoratore si sente incentivato e, come i dati disponibili già dimostravano nelle multinazionali che lo avevano introdotto, i dati sono di un maggiore entusiasmo.
In queste settimane lo smart working è diventato lo strumento per garantire la continuità in un’ottica di resilienza, per imprese, tutte, anche quelle di piccole dimensioni, per le pubbliche amministrazioni, per gli studi professionali.
Allo stesso modo, per resilienza, moltissime imprese, in ogni settore, anche quelle dominate da modelli tradizionali e vetusti, hanno aperto per la prima volta all’e-commerce, di nuovo grazie all’uso, talvolta improvvisato, della tecnologia.
Tutto questo non dobbiamo dimenticarlo.
Quando l’emergenza sarà finita, non scordiamoci del tempo difficile trascorso e delle opportunità che abbiamo scoperto: quando saremo ripartiti e quando torneremo alla vita normale, sediamoci a tavolino, progettiamo il nostro nuovo modo di intendere il lavoro subordinato, di abbracciarci al pubblico del consumatori, usiamo la tecnologia e applichiamo in modo “dinamico” e intelligente le normative, scriviamo policy, regolamenti, non per blindare la nostra attività o semplicemente per essere compliant, ma per ripensarci e per crescere, sempre.